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22.01.05

Italian (IT)   Si sciopera anche in caserma  -  Categories: Rassegna Stampa  -  @ 16:14:30

dal Giornale di Vicenza
Ieri prima astensione di quattro ore dal lavoro (sarà ripetuta per altri due venerdì) per costringere la controparte Usa a trattare

Alla Ederle i 750 impiegati berici rivendicano il rinnovo del contratto
di Sandro Sandoli

[Continua:]

Tra i lavoratori della Ederle, che stanno scioperando e che presidiano via Gazzolle in attesa che una loro delegazione sia ricevuta dal prefetto, qualcuno non ce la fa a mordersi la lingua e a non buttarla in politica: «Se Berlusconi, quando va negli Usa a prendere ordini da Bush, dicesse anche una parola per noi, ci farebbe un grosso piacere». Ma la protesta non ha colore. Né ha (per ora) specifiche motivazioni economiche. Cioè chi sta stazionando davanti alla prefettura cita solo a mo’ di semplice “curiosità” il fatto che i berici, i quali hanno nell’organigramma della caserma di viale della Pace funzioni di quadro, ricevano la “misera” indennità di 130 euro oppure che i più “fortunati” dipendenti civili americani godano di una indennità-euro annuale che si avvicina ai venti milioni di vecchie lire. Il problema, per il quale sono sul piede di guerra i 750 vicentini (ma in passato erano anche più di 1000) che lavorano alle dipendenze del governo Usa e i loro colleghi delle basi militari di Catania, Aviano, Pisa, La Maddalena e Sigonella (in tutto sono circa 4500) è il mancato rinnovo del contratto, cioè, come lo chiamano loro, delle condizioni di impiego. Le quali sono scadute dall’ autunno 2003, mentre, nonostante parecchi incontri, il negoziato con la controparte continua a restare al palo. Il che giustifica ampiamente, come spiegano Grazia Chisin e Monica Brazzale della Uil e Ronald Carpenter della Cisl, perché stavolta l’hanno piantata dura: allo sciopero di ieri seguiranno in tutta Italia astensioni di quattro ore dal lavoro anche il 28 gennaio e il 4 febbraio. Insomma il braccio di ferro mira a riportare al tavolo delle trattative la controparte a stelle e strisce e ad ammorbidirne le posizioni, giudicate incomprensibilmente intransigenti. Tanto da invidiare chi ha che fare con gli imprenditori italiani. Infatti qualcuno mormora: «Almeno la confindustria ha una cultura del lavoro e delle relazioni sindacali, che invece gli americani non sanno dove stiano di casa». D’altra parte se dopo un anno e mezzo il contratto non è ancora stato rinnovato e anzi le parti sono ancora tanto lontane, probabilmente significa che qualcosa “non funziona”. Infatti dopo lo sciopero del 25 luglio 2003, che aveva fatto seguito alle prime discussioni sull’inquadramento unico, cioè il mansionario aggiornato alle nuove realtà lavorative, sembrava che ci fosse, da parte americana, la volonta di arrivare in tempi stretti ad un accordo. Invece la trattativa è andata avanti a zig-zag ovvero con “alti” che facevano intravvedere una conclusione positiva e con “bassi” che riportavano tutto in alto mare. Insomma gli incontri non sono mancati (dopo Sacile, ci si è ritrovati a Gaeta, a Vicenza, a Roma e a Sigonella) ma è come se non ci fossero stati. Dice qualcuno: «Non si capisce questa chiusura totale: gli americani vorrebbero chiudere il contratto a costo zero, rifiutano di discutere sia l’inquadramento unico che la previdenza integrativa e tutti i punti qualificanti della nostra piattaforma». Si precisa nell’ordine del giorno stilato dopo l’assemblea alla Ederle durante la quale è stata decisa l’adesione allo sciopero nazionale: «... la controparte ha dimostrato di essere incapace di trattare e di dialogare, non è disposta a concedere niente, non ha o non vuole avere la capacità di capire che un rinnovo contrattuale non può non avere costi.....Le regole negoziali possono permettere a entrambe le delegazioni di rinunciare a qualcosa in cambio di qualcos’altro oppure di ridurre la portata di una richiesta in cambio dell’avvicinamento su di un’altra: in entrambi i casi deve sussistere la volontà delle parti, non l’unilateralità di un soggetto, altrimenti si travalica ogni regola di democrazia». E queste cose sono state ripetute anche in prefettura, dove una delegazione composta da otto dipendenti vicentini della Ederle è stata per mezz’ora a colloquio con il vice prefetto vicario dott. Vincenzo Foglia. Il quale, essendo già a conoscenza del problema degli impiegati della caserma, s’è impegnato a contattare il comandante generale Camiglia, a informare i ministeri italiani competenti e a seguire gli sviluppi della vertenza.

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