Buttiamo le basi Newswire Articoli Links

13.02.05

Italian (IT)   Rassegna stampa manifestazione 12 febbraio  -  Categories: Agenda  -  @ 15:26:38

Dal Giornale di Vicenza:

Disobbedienti, corteo in centro contro la Ederle che si allarga

di Maria Elena Bonacini

«No alle basi della guerra». Questo lo slogan portato ieri per le vie del centro storico dai circa 200 "disobbedienti" del capannone sociale ma anche provenienti da Thiene, Schio e Montecchio Maggiore, che hanno manifestato pacificamente contro la costruzione di un nuovo villaggio americano e l’arrivo alla Ederle di altri 2mila soldati.

[Continua:]

Il corteo, scortato da un imponente cordone di polizia e carabinieri, è partito verso le 17 da piazza Matteotti. Una folla di ragazzi e adulti "armati" di striscioni e bandiere della pace, con i giubbotti militari "d’ordinanza" si è snodata a ritmo di musica ska punk e hard core lungo corso Palldio al grido di «stop global war». All’ "approfondimento" pensa l’altoparlante montato su un vecchissimo "Transit" bianco sul quale campeggiano cartelloni con la scritta «Vicenza città di pace... o servitù militare»? «No a Vicenza periferia dell’Impero - urlano - perché danno le case ai soldati e non agli immigrati e ai poveri? Non vogliamo vivere in una città trasformata in caserma dalla quale partono soldati per l’Afghanistan, per l’Iraq». Attraverso piazza Biade il corteo arriva davanti alla Prefettura «simbolo - declama al megafono Francesco Pavin, uno degli organizzatori - di chi è complice e vorrebbe rendere la città militare. La democrazia non si esporta bombardando, la guerra globale è guerra ai diritti». E in poco tempo alle finestre viene appeso uno striscione: «via le basi». «E ora - incita il megafono - andiamo dagli altri responsabili che vogliono spartirsi la torta di centinaia di migliaia di euro: il sindaco e gli assessori». Il percorso stavolta è però più "pesante", almeno quanto il "Transit", che deve risalire la china a braccia. A dimostrare il suo dissenso questa volta è infatti la frizione del datato e fumoso mezzo (alla "nuvoletta" contribuisce anche il generatore di corrente) che si è fusa proprio nel momento clou. Grazie al "motore esterno" comunque anche il Comune è raggiunto e la loggia del Capitaniato viene trasformata in una "zona militare" con tanto di cartello giallo «divieto d’accesso» e filo spinato. «Oggi - continua l’altoparlante - abbiamo sorpassato il limite invalicabile. C’è una città che dice no alla guerra e al razzismo». D al gruppo partono anche fumogeni e petardi che vengono lanciati dentro la loggia, senza provocare reazioni da parte delle forze dell’ordine. Il ritorno è tutta un’altra musica, anche nel senso acustico del termine: l’altoparlante diffonde infatti "That’s amore" e la canzone popolare sarda "Vitti ’na crozza". E giovedì appuntamento a villa Tacchi dove il consiglio di Circoscrizione 3 voterà su una variante urbanistica per realizzare un parcheggio d’interscambio a Vicenza est destinato agli Usa, con bus-navetta fino alla caserma Ederle.

Dal Gazzettino

LA PROTESTA

I pacifisti invadono il centro con manifesti «No alla guerra e a Vicenza città-caserma»

(l.p.) "No alle basi della guerra": è al grido di questo slogan che ieri pomeriggio 200 manifestanti hanno pacificamente invaso il centro della città, per protestare contro la trasformazione di Vicenza in una città-caserma. Da Piazza Matteotti, il corteo si è snodato fino a Piazza dei Signori. A preparare l'iniziativa, il coordinamento "Buttiamo le Basi-Disertori alla Guerra Globale". Secondo gli organizzatori, Vicenza è uno dei punti cruciali delle strategie della guerra globale: «Da qui partono parà diretti in Iraq e in Afghanistan, qui risiedono i centri logistici del sud-est Europa. Ora, con l'arrivo di altri 2500 militari americani e la trasformazione dell'aeroporto Dal Molin in aeroporto militare, Vicenza si candida a diventare una delle più grandi basi militari d'Europa». Due le azioni che hanno caratterizzato la giornata: una davanti alla Prefettura, con l'affissione di uno striscione e un'altra davanti alla sede del Comune che è stata provocatoriamente circondata da filo spinato. «Non pensiamo che si possa sviluppare una cultura della tolleranza con basi e mezzi militari che girano per la città e missili nascosti per anni sulle nostre colline».

Trackback (0)

Commenti:

Niente Commenti per questo messaggio ancora...

Non è più possibile pubblicare commenti per questo messaggio.

Indirizzo Trackback per questo messaggio:

http://buttiamolebasi.indivia.net/htsrv/trackback.php?tb_id=40

Trackbacks:

Niente Trackbacks per questo messaggio ancora...

Pingbacks:

Niente Pingbacks per questo messaggio ancora...

powered by
b2evolution